Raghad: la favola che racconta una disperata morte in mare

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Prosa giornalistica, poi favola: tra poesia e violenza in terra come in mare.

La giornalista e scrittrice Luana Silighini ha pubblicato a ottobre 2015 Raghad, Regina di Nertita. Si tratta di una favola contemporanea basata sulla vera storia di Raghad Hasoun, ragazza siriana morta di diabete su uno dei barconi profughi che attraversano il Canale di Sicilia. I trafficanti le avevano buttato in mare lo zainetto con le medicine. Nel racconto il suo nome è però Sira.

Luana Silighini
Illustrazioni e copertina di Elisa Moriconi.
La favola ha inizio con un bel pezzo di prosa giornalistica: un reportage interpretato in prima persona. A parlare è sempre la bambina, Sira, con i suoi occhi che riflettono il viaggio e presentano le sensazioni di straniamento, orrore e confusione. Un’epica biblica di camion nel deserto e gommoni per mare. La narrazione si mantiene per la maggior parte delle pagine chiara e le scene, appena accennate, rientrano in un quadro strutturale equilibrato di ricordi fugaci e rapidi momenti decisivi. La ragazza muore in paragrafi poetici, carichi di immagini profondamente evocative: il corpo che cala verso il fondale e vita e luce distorte sulla superficie marina vista dal basso.
È però la parte di fantasia a non convincere. Quando Sira si risveglia sul fondale marino, l’intero equilibrio narrativo viene meno. Tutto scivola via troppo velocemente, persino ad una lettura lenta e concentrata e la narrazione diventa inconsistente. Si nominano nuovi personaggi di sfuggita; eventi importanti della storia si perdono nella corrente come per dimenticanza. La prosa è frammentaria e si sente un eccesso di punteggiatura. Sia chiaro: l’importanza del tema trattato, il suo valore, la sua potenziale capacità di sensibilizzazione non possono oscurare la forma con cui un prodotto è proposto.
La ragazza, dopo aver sofferto l’orrore della guerra in vita, si risveglia in un incubo ugualmente violento. Trasformata in stella marina, scopre che il mondo in fondo al mar non è altro che una replica del suo vissuto in superficie. Certo i coralli colorati sono un piacere e la fauna marina è allegra e affabile, ma cade presto vittima di macabri assalti. Piccoli di pesce vengono trucidati da aragoste, la loro casa acquatica è tenuta sotto assedio e all’amico granchio salta via un occhio, cavato dall’esercito nemico. Nella mente dell’autrice il viaggio marino della giovane ragazza sarebbe stata un’avventura di formazione post-mortem. Si rivela invece un grottesco parallelo con la realtà storica. Il risultato è così una prolungata violenza psicologica, peculiare ma reale nella sua insensatezza. Un modo come un altro per parlare di guerra ai bambini, che pure possono benissimo già saperne quanto gli adulti. Come già detto è la prosa inesperta e vacillante a minare la storia; a volte è troppo, a volte troppo poco. Nel mezzo compaiono anche pagine ben scritte. Occorrerebbe una riscrittura capace di produrre quel lavoro pulito che ancora non è.

Gabriele Di Donfrancesco
@GabriDDC

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