La città tomba di se stessa in “Questa è casa mia” al Fringe

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La città tomba di se stessa in Questa è casa mia al Fringe

Questa è casa mia di Alessandro Blasioli, al Fringe Festival di Roma, è un tutto che si racconta con la città ferita tra le mani

Il 12 settembre 2017| Alessandro Blasioli ha messo in scena Questa è casa mia al Fringe Festival di Roma (Villa Mercede), dopo aver riscosso un grande successo al festival di Dominio Pubblico a giugno. In quell’occasione Blasioli vinse il premio NUOVO IMAIE e una borsa di finanziamento artistico.

Nel limbo dei terremotati

Lo spettacolo non è in versione integrale ed è presentato all’aperto. L’Abruzzo a ridosso del terremoto del 6 aprile 2009 è raccontato attraverso le vicende di Paolo Solfanelli e del suo amico Marco, due ragazzi diciottenni, il primo aquilano e il secondo di Chieti. Per gradi la vita di Paolo scivola nel limbo dei terremotati italiani: sopravvissuti scomodi, dei quali non si vuole prendere il rischio né la responsabilità.

Uno stato di sospensione dei propri diritti di cittadini

Paolo passa l’estate 2009 ospitato nella trappola lussuosa di un hotel sulla costa. La struttura è convenzionata con la protezione civile, ma il protrarsi dell’emergenza abitativa trasforma gli ospiti indesiderati in reietti. Bisogna far posto ai turisti paganti e i terremotati vengono man mano costretti a trovare una sistemazione da un’altra parte.

Tuttavia L’Aquila è ancora una città ferma. Le rovine non sono state rimosse. Gli appartamenti recuperabili sono burocraticamente inaccessibili. La zona rossa, contenente anche il palazzo di Paolo, è presidiata dai militari per impedire l’accesso agli abitanti. Si vive in uno stato di sospensione dei propri diritti di cittadini. La tendopoli di Paolo sembra sotto legge marziale.

Gli aquilani invadono L’Aquila

C’è sarcasmo e rabbia in Questa è casa mia, eppure Alessandro Blasioli, il nostro narratore partecipante, mantiene la precisione di uno storico. Date inquadrano gli scandali, i trasferimenti, le imposizioni, gli abusi scoperti dopo. Ecco allora Bertolaso – allora a capo della Protezione Civile – a cui viene data carta bianca, il Progetto Case, il G8. Sono portate in causa dichiarazioni e false promesse. Tutto fino al 28 febbraio 2010, quando le intercettazioni delle risate degli speculatori scatenano la rivolta delle carriole. Gli aquilani invadono L’Aquila.

Tomba di se stessa

Il paradosso di una città “tomba di se stessa”, separata dalla volontà di ricostruzione dei suoi cittadini, che nei secoli l’avevano sempre innalzata dalle ceneri, accompagna la narrazione di Blasioli. Questa è casa mia non è un semplice monologo. Il giovane attore, già ben formato, rievoca le voci, le ombre, si immedesima in musiche, personaggi e istanti. Blasioli è il tutto: scatenato, carismatico, umile, con ogni buona ragione sulle spalle. La sua è un’inchiesta e a un tempo una commedia all’italiana del raccapriccio, dove si ride amaramente. Paolo è una generalizzazione partendo dal particolare. Una voce che raccoglie il coro di tante altre.

Blasioli parla con tutto il suo retaggio culturale e il senso della sua terra tra le mani. Questa è casa mia non si perde in speculazioni, non punta il dito a casaccio, non mischia i dati a disposizione: non ne ha bisogno. Blasioli lo dice: è criminale aver impedito ad una città di risorgere. Non c’è altro da aggiungere.

Questa è casa mia di Alessandro Blasioli è decisamente un ottimo lavoro teatrale.

Una produzione compagnia Sasiski. Scenografia – Andrea Frau. Luci – Viviana Simone. Supervisione artistica: Giancarlo Fares.

Gabriele Di Donfrancesco

@GabriDDC

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