Pesadilla e l’insonne sonnambulismo contagioso

Dopo la vittoria del Premio Equilibrio 2015, Piergiorgio Milano presenta Pesadilla all’Auditorium Parco della Musica.

Non è affatto semplice riuscire a raccontare, figuriamoci ad analizzare, quello che accade sulla scena quando ha inizio Pesadilla, performance coreografica di Piergiorgio Milano, presentata nella sua forma completa sabato 13 febbraio all’Auditorium Parco della Musica, in occasione della dodicesima edizione di Equilibrio. Festival della nuova danza, dopo aver vinto in ex aequo con Elisabetta Lauro la precedente edizione del Premio Equilibrio.
Risulta ancora più difficile se si pone in relazione proprio con quello che Milano aveva proposto un anno fa: un lavoro assolutamente interessante sul piano della ricerca gestuale e del movimento, attuata con intelligenza e spessore, presentata con bravura in una forma leggera e coinvolgente. Tutto si rifletteva nel titolo stesso: pesadilla, incubo; un percorso lungo l’esperienza notturna di un limbo tra insonnia, narcolessia e sonnambulismo nel quale scorre incessante la vita di ogni giorno, con i suoi tic e le sue abitudini spasmodiche.

Un lavoro aperto a qualsiasi trasformazione futura, che poteva stanziarsi in una ben riuscita indagine corporea attorno alla condizione di distaccamento dalla realtà della società contemporanea, oppure trasformarsi in qualcos’altro.

“Abbiamo avvertito in Piergiorgio la capacità di inventare percorsi narrativi multipli al servizio di una idea ispirata alla quotidianità, in grado di interessare tutti i pubblici. Abbiamo apprezzato la sua capacità di utilizzare una libertà del gesto al confine tra differenti tecniche coreografiche e circensi.”

Queste le parole della commissione all’annuncio della vittoria del Premio. Un anno fa si intravedeva la capacità di parlare ad un pubblico vario, di investigare nella quotidianità e di spaziare su diversi linguaggi.
Forse però, ad oggi, colpisce di più l’aver scovato sin da subito quella capacità di “inventare percorsi narrativi multipli“. 
Si potesse racchiudere in questa frase quello che è diventato Pesadilla..

Pesadilla non è un lavoro trasformato e non è neanche un semplice approfondimento su ciò che già esisteva. Da uno sguardo esterno all’uomo nella schizofrenica condizione già descritta, lo spettacolo prosegue in un’immersione graduale nello spazio onirico del protagonista, incapace di svegliarsi e, contemporaneamente, di arrestare la propria routine giornaliera. Un passo alla volta lo spettatore si ritrova all’interno di una realtà deformata nella quale egli stesso si ritrova nella stessa situazione del performer, interrogandosi sbalordito se ciò che vede davanti ai propri occhi stia accadendo davvero, perdendo qualsiasi certezza del reale.

Perché se di punto in bianco appare un palloncino ad elio a forma di squalo e poi spunta un panda e poi si scopre inaspettatamente che il panda è coprotagonista (meglio antagonista, oppure alter ego?) dell’intero spettacolo, certo ci si aspetta di tutto, ci si sente pronti a tutto. Si è pronti ad assistere al panda che innaffia le proprie piante, si crea il proprio Natale con qualche spruzzata di neve qua e là, a ritmi che nascono da qualsiasi oggetto in scena. Eppure poi l’insonne sonnambulo viene trascinato nell’assurda condizione di un cane in una cuccia, che nel momento di ribellione alla sottomissione riappare in gonna e tacchi a spillo. Ma tranquilli, non ha certo abbandonato la sua maschera animalesca.
No, non si è mai pronti a tutto quello che accade all’interno di questo sogno, incubo, mondo immaginario ribaltato nella realtà. All’interno di questa realtà che ha scavalcato qualsiasi confine con l’immaginario, inglobato il virtuale nel reale. Per quanto ci si possa opporre, la confusione è inevitabile, non se ne esce illesi. La vittoria su questo mondo irrazionale non è altro che la propria sconfitta stessa.

Impossibile anche solo elencare tutto ciò che avviene in un’ora di spettacolo. Altrettanto impossibile è tralasciare la bravura di Piergiorgio Milano performer, che assolutamente non scompare tra il caos degli avvenimenti, mantiene un livello di qualità del gesto altissimo dall’inizio alla fine, sfoggia abilità circensi che si fondono in un linguaggio coreografico minuzioso, originale, innovativo.
Uno spettacolo.
Milano è promosso a pieni voti per un lavoro perfettamente riuscito sul piano drammaturgico, coreografico e registico, nel confronto con la scena, nella creatività di relazione con gli oggetti, molti e molto diversi. Il merito più grande è quello di essere riuscito a creare una performance che, sulla base di un pensiero strutturato, risulta estremamente divertente e sa intrattenere lo spettatore per tutta la sua durata; un lavoro che mantiene la propria riflessione senza cadere nel concettuale, anzi esponendola nella maniera più esplicita possibile, esagerandola per porla in evidenza.
Uscire dallo spettacolo non è affatto semplice. Come per magia sorge in ognuno il dubbio di aver immaginato tutto, di essere stato sottratto alla realtà per un tempo indeterminato e irrefrenabile.
E in me, nasce la curiosità di sapere quanto sia stata genialmente divertente la costruzione del lavoro.
In questa difficoltà del racconto non c’è altro che il vivo consiglio di non perdere l’occasione di assistervi.

Chiara Mattei

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