Paradox: il Balletto di Roma danza a Palazzo Venezia

Il Balletto di Roma danza nei giardini di Palazzo Venezia con Paradox, trittico coreografico sul concetto di genere, con coreografie di Itamar Serussi e Paolo Mangiola.

Paradox – Shyco, Balletto di Roma
Una calda e afosa serata romana, che sembra magicamente rinfrescarsi tra le mura di Palazzo Venezia e sotto le palme del suo giardino, finalmente tornato alla comunità dopo anni di mortificante chiusura. Una serata dedicata alla danza del Balletto di Roma all’interno della rassegna estiva Il Giardino Ritrovato. Arte, musica e spettacoli.
È il 1 agosto e il programma prevede Paradox, trittico coreografico sul concetto di genere, un’indagine su stereotipi, ambiguità e paradossi di un mondo che tenta di scindersi in due. Un progetto del Balletto di Roma, che vede i danzatori diretti da due coreografi: l’israeliano Itamar Serussi Sahar, scuola Batsheva Dance Company e coreografo stabile al Scapino Ballet Rotterdam, e il giovane Paolo Mangiola, talento già riconosciuto e affermato nel Regno Unito, autore per Royal Ballet e WayneMcGregor | Random Dance.
La prima tappa di questo breve percorso è il solo Shyco, coreografia di Itamar Serussi, creato per e su un danzatore della compagnia romana. Tutto inizia in una luce calda, su toni estivi e terrosi; in scena un uomo dallo sguardo neutrale e distaccato procede lungo un percorso discontinuo tra tensione e fluidità, impulso e abbandono al flusso. L’alternanza e contrapposizione delle due qualità del movimento sono la chiave di un processo che mette in scena l’apertura del genere maschile verso la sensibilità, la consapevolezza della bilateralità intima dell’individuo che incarna una virilità fatta di movimenti potenti e impulsivi, lineari e controllati al punto da sembrare totalmente cerebrali, ma anche il suo contraltare sensibile, emotivo, vulnerabile. Un’alternanza che però non va mai a compromettere la consapevolezza e il controllo dell’esecuzione, tanto precisa e lineare da dar vita a un movimento astratto e allo stesso tempo concretamente radicato al suolo.
Paradox – Tefer, Balletto di Roma
Sempre del coreografo israeliano è il lavoro che chiude la serata: Tefer. Ancora il maschile al centro della ricerca, ancora un lavoro che indaga un atletismo forte e potente in una danza guerriera nella quale però compaiono tratti di ambiguità, momenti di spiccata ironia. 
Nel mezzo di queste “virili” coreografie si staglia il quadro dell’universo femminile, colorato di tutte le sue sfumature e contraddizioni. Fem, coreografia di Paolo Mangiola, creata in collaborazione con le danzatrici, cambia completamente l’atmosfera in scena: compaiono colori pastello, i movimenti si fanno fluidi, i vestiti morbidi sembrano non volerlo contrastare, ma lasciarlo propagare. Anche la musica, elettronica e scandita ritmicamente negli altri due pezzi, qui si fa calda, emotivamente coinvolgente.
Fem
Paradox- Fem, Balletto di Roma
Una danza ricca di dinamismo in cui vengono alla luce le contraddizioni di quattro donne in bilico tra esibizionismo individuale e solidarietà; alla base c’è Incertezza del proprio ruolo, di quale sia la maschera che si vuole indossare nella società. Il linguaggio della tecnica accademica si fa metafora dell’individualismo, l’esteriorità in una ricerca del virtuosismo, tanto tecnico che quotidiano: un dogma, una convenzione che viene scomposta, esasperata, caricaturata al punto da mostrare la propria natura artificiosa. All’estremo opposto c’è un movimento condiviso dal gruppo, morbido e intimo, in cui affiorano sentimento di empatia, vicinanza, accoglienza.
Chiara Mattei

COMMENTA QUESTA DOSE DI CULTURA

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui