L’archeologia delle periferie: un nuovo futuro per i beni culturali?

“Se il pubblico della cultura è scarso, il messaggio è chiarissimo per la politica, che, infatti in cultura investe poco sapendo di non dover pagare nessun prezzo in termini di consenso elettorale. Insomma il nostro problema è il pubblico della cultura: crearlo, allargarlo, arricchirlo, renderlo più consapevole ed esigente”. (Marino Sinibaldi
Foto di @Stefano Cardarelli
Strade dissestate, mezzi pubblici poco efficienti, degrado. Parole spesso accostate alle periferie, le quali mettono in secondo piano i veri potenziali che possono essere espressi. Piccoli gioielli sono spesso sottratti alla vista e alla fruizione dei cittadini, a causa dell’incuria, dell’abbandono ma soprattutto della mancata conoscenza. Il solo fatto di essere decentrati da tutte le grandi bellezze presenti nelle aree centrali, come nel caso di Roma con il Colosseo ed altri monumenti ed aree archeologiche rilevanti, ha collocato i beni culturali periferici in una posizione di svantaggio. Il quadro finale è quello di una casa la quale possiede un fantastico giardino ed un bellissimo salone, mentre le altre stanze risultano essere poco gradevoli. Muovendoci su fatti concreti, possiamo prendere in considerazione il progetto di rivalutazione e fruizione delle due aree archeologiche del quartiere Ottavia, il quale ha portato particolari attenzioni, non solo da parte dei media, ma soprattutto dei cittadini locali, ignari di tali presenze. Bisogna tuttavia sottolineare come, l’Ipogeo degli Ottavi ed il Ninfeo della Lucchina, non sono in grado di ottenere proficui profitti sul piano economico, come molti altri beni archeologici fuori dal centro città, viste le loro capacità limitate, ma possono far crescere nei locali la sensibilità e l’appartenenza a quel territorio. La carta d’identità delle periferie quindi sarà così ricca di nuove caratteristiche, le quali non dovranno essere separate, onde evitare decontestualizzazioni, ma unite in modo tale da comprendere quella stratificazione, così complessa ma così affascinante, creatasi nei territori circostanti la città nel corso della storia e renderla fruibile ai cittadini in modo chiaro e diretto.
Di fronte ad una riforma delle Soprintendenze in atto, si dovrebbe cercare quindi di prendere in considerazione l’opportunità di sviluppare una vera e propria “archeologia delle periferie”, cercando di convogliare fondi ed iniziative nelle zone circostanti, allontanandoci da una posizione privilegiata dei monumenti centrali. 
L’Ipogeo degli Ottavi, o altri monumenti decentrati, non possono forse apparire agli occhi dei cittadini come un loro Colosseo da difendere e far conoscere al mondo?
Andrea Ricchioni

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