La Batteria dà un assaggio del suo “Tossico Amore”

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Alla presentazione del nuovo album “Tossico Amore” la band romana fa tremare le pareti del teatro con il suo funk-rock cinematografico.

Sabato 21 maggio, come già anticipato nell’anteprima, continua la grande stagione del Quirinetta con La Batteria. I quattro musicisti romani, provenienti da diversi background musicali, hanno dato vita nel 2015 a un progetto di rivisitazione in chiave prog-funk e rock delle colonne sonore cinematografiche che in passato hanno affascinato il pubblico italiano, culminato nel loro primo e omonimo album. Il percorso nella sperimentazione musicale continua con “Tossico Amore”, il loro terzo album studio, ispirato alla celebre pellicola neorealista di Claudio Caligari “Amore Tossico” e alle musiche di Detto Mariano.
Porte aperte alle 22.00, la gente inizia ad affluire e si instaura già un clima “da proiezione”. Il non eccessivo numero di spettatori consente infatti a tutti di accomodarsi sul parquet, in attesa che la band salga sul palco. Passata circa un’ora le luci si abbassano e il “film” ha inizio. È proprio questa l’impressione che il gruppo si è impegnato a costruire.
Particolare del sintetizzatore prima dell’inizio del concerto.
Su uno sfondo illuminato dal fugace scorrere di scene originali tratte da “Amore Tossico” inizia il viaggio attraverso un genere musicale difficilmente classificabile, vibrante e coinvolgente. Il contatto con il pubblico, come quando si è al cinema, è assente. Gli effetti vintage degli strumenti si fondono tra di loro in una amalgama colorata, coerente, scandita dalla batteria a tratti funk e tratti pop. Il sintetizzatore vintage dalle sonorità anni ’80 di Stefano Vicarelli galvanizza l’atmosfera e le stridule note si diffondono nell’aria e tra il pubblico. Sembra di far parte di quelle sfocate immagini sullo sfondo, di provare la malinconia dei giovani protagonisti di quella pellicola cruda, vera. La presentazione del nuovo album termina, le luci sulla band si spengono e rimane solo lo sfondo con i titoli di coda.

L’atmosfera si infrange di colpo, il chitarrista Emanuele Bultrini ringrazia il pubblico e facendo ciò squarcia lo “schermo” del cinema. Ma non è la fine, inizia il secondo tempo. Si cambia registro, i suoni si fanno elettrici, l’atmosfera è rock e la chitarra fa da padrona. I brani che seguono sono tratti dagli album precedenti e variano da uno splendido funk in cui la batteria di David Nerattini e il basso di Paolo Pecorelli danno il loro meglio con ritmi da disco psichedelica, a un rock che rasenta il grunge in cui il chitarrista dà sfoggio della sua ottima tecnica. Il tutto è arricchito da effetti profondi che fanno tremare le pareti usati con grande maestria.

Il bello de La Batteria è che i componenti non strafanno, si divertono e trasmettono il loro stato d’animo al pubblico che ad ogni canzone è entusiasta. È il momento di Chimera la traccia con la quale i quattro avevano esordito non più di un anno fa. In essa si può vedere la vera essenza sperimentale del gruppo. Giunti alla fine la band saluta il pubblico con quello che definiscono il loro “Manifesto”. Il bis consiste in una lunga traccia con intro di sintetizzatore al quale si aggiungono gli altri strumenti in un crescendo di intensità e spessore. La gente è ormai in piedi e balla fino a quando il graffiante suono della chitarra non si interrompe. Fine.

Il giudizio complessivo su La Batteria non può che essere positivo. I quattro fanno musica originale e coinvolgente come pochi. Personalmente è uno degli strumentali migliori sulla piazza.




Foto di: Marco Trocino 
@CulturaMente

Gianclaudio Celia
@Gian_Celia

Musicista e fotografo. Ha una insana passione per la musica live.

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