I Jamu cantano e ci raccontano le nostre improbabili storie di vita

Jamu

Mi capita spesso di gironzolare su internet alla ricerca di cantanti o gruppi sconosciuti alle mie orecchie. Perfetti signor nessuno che possano allietare la mia routine.

Così ecco che un bel pomeriggio mi imbatto negli Jamu. Band milanese di adozione ma che affonda le radici dei suoi quattro componenti nella punta del nostro stivale: la Calabria. I Jamu sono una band Alternative Rock che però fa sue molte influenze musicali. Su tutte il cantautorato classico che è presente sia nelle liriche sia nella composizione melodica dei brani.

Il brano “La tua bellezza” è forse il massimo esempio in tal senso. Una melodia dolcissima si appoggia su un pianoforte che, come uno scrigno, racchiude parole semplici che tutti vorremmo dedicare ad uno dei nostri amori. Magari proprio la ragazza che ogni giorno incontriamo in silenzio e privi del coraggio che ci farebbe esporre.

La voce di Francesco Bonavena non lascia indifferenti.

Un timbro che si amalgama perfettamente alle sonorità della band e che quando arriva a toccare note più alte si carica di energia quasi ad “imprimere” il concetto espresso. Musicista, compositore e cantante. Francesco sembra essere l’anima degli Jamu. Leggendo qua e la qualche intervista si scopre essere uno di quegli artisti “fatti da soli”. Autodidatti. Esistono due scuole di pensiero su questo: chi crede che serva un’istruzione musicale e chi invece pensa che si possano dire delle cose anche solo con la passione. Certo, accompagnata da un gusto e da una scelta stilistica che questa band sembra possedere.

“Inno dissacrato” è la prova di tutto questo. Un testo impegnato, una rabbia espressa e rivolta alle istituzioni. Una sveglia per un popolo, il nostro, che sembra essersi adagiato su di un benessere fittizio. Su un disinteresse nei confronti dello Stato, delle istituzioni e di tutti quegli organi “sornioni” che nel mentre agiscono, purtroppo, comunque.

L’EP che hanno prodotto ha un titolo particolare: improbabili storie di vita.

Come avete letto nel titolo le loro storie possono essere le vostre. Quelle di noi tutti. Fare musica spesso vuol dire avere qualcosa da raccontare, avere voglia di trasmettere e di contagiare. Perché di contagio si parla quando salite in macchina fischiettando una canzone. O quando stesi sul letto osservate il soffitto ripensando ad un accadimento e nella testa, oltre alle immagini sembrano scorrere colonne sonore di un film da voi prodotto.

Non ci sono scuole che insegnano a contagiare. Ci sono uomini in giacca e cravatta che decidono che qualche contagio ci deve essere, questo sì. Però sono due mondi diversi e lontani.

Il brano Zeno Smokes è un chiaro (e divertente) rimando al famoso romanzo di Italo Svevo mentre Milano di notte è il ritratto amaro di una città dalle due facce. Di giorno splendente e ricca e di notte “spacciatrice di soluzioni facili”.

Consiglio l’ascolto e la scoperta di questo gruppo. Così come consiglio la curiosità. Lo so, dovrebbe essere già presente nei nostri filamenti di DNA ma spesso la poniamo in disparte per pigrizia, paura (?) e poca buona volontà. Armatevi di curiosità perché prima o poi la musica vi ripagherà. Magari in un attimo in cui sarete soli con voi stessi e vi verrà a fare improvvisamente compagnia.

 

Emiliano Gambelli

Cantautore e scrittore per passione, "non" poeta per mia stessa ammissione, sognatore e poi sì, ho anche un lavoro vero.

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