Gabriele Ciampi dirige la sua musica all’Auditorium di Roma

Dopo aver suonato alla Casa Bianca per il tradizionale White House Holiday Tour, Gabriele Ciampi dirige la sua CentOrchestra all’Auditorium di Roma.

Dopo aver ascoltato il suo disco, la first lady non ha potuto fare a meno di farlo chiamare. E così Gabriele Ciampi, compositore e Maestro, ultimo rampollo della nota famiglia di costruttori e fornitori di pianoforti, è stato il primo italiano a dirigere la propria musica alla Casa Bianca in occasione del White House Holiday Tour.
Pur essendo ormai emotivamente e professionalmente legato a quell’America che costantemente ringrazia per avergli dato i mezzi per formarsi, crescere e imporsi sulla scena internazionale, nonché moltissimi riconoscimenti e la Green-card per Extraordinary Ability, Gabriele Ciampi è tornato anche quest’anno a Roma per dirigere la sua CentOrchestra all’Auditorium Parco della Musica e replicare il concerto voluto lo scorso 8 dicembre da Michelle Obama.
Per proseguire, forse è meglio specificare che chi scrive non è un addetto ai lavori, ma si prende la responsabilità di essere spettatore; uno spettatore attento e sensibile.
Gabriele Ciampi, compositore e direttore d’orchestra
Il concerto si avvia in una dimensione intima e poco o affatto festosa. Sul palcoscenico pronto ad accogliere i 30 elementi dell’orchestra appaiono solamente tre donne: è un Trio per pianoforte, violino e violoncello ad avere l’onore di rompere il silenzio della scena e ammutolire il chiacchiericcio della platea. Tra un ascolto reciproco ed un gioco di sguardi, la musica fuoriesce naturalmente e sembra, con ogni singola nota, evidenziare il sapore intrinseco di ogni strumento e contemporaneamente renderli perfettamente simbiotici.
Predomina il pianoforte, in tutta la sua imponenza e nel suo ruolo cerebrale, di richiamo continuo all’ordine, al tempo comune, si fa strada con ogni tocco mostrandosi la mente attenta del terzetto; alla vista però ha la meglio lo strumento suonato da una sensibilissima Livia De Romanis: il violoncello è corpo, si fa carne in un continuo dialogo con la musicista, diventa partner di una danza primigenia, se non l’unica possibile, sicuramente la più vera e concreta; non scompare, bensì taglia costantemente l’aria, l’arco del violino che, tra intelletto e corporeità, acquista il ruolo di mano sapiente, una maestria dal sapore artigiano perché minuziosa, sottile, senz’ombra di dubbio penetrante.
E’ il momento dell’entrata in scena della CentOrchestra. Fondata nel 2011 e diretta da Gabriele Ciampi, è composta tra 30 giovani musicisti di diverse nazionalità con cui il Maestro collabora tra Europa e America. Ed eccoli arrivare, posizionarsi, accordarsi e attendere il loro conductor. Il giovane Maestro non si fa attendere, entra tra gli applausi del pubblico e si posiziona per dare il via a Snowfall, pezzo concertistico dal sapore fantastico.
Raggiungono poi l’ensemble anche le due chitarre, una classica e una acustica, e la batteria, per dare il via a una variegata Suite per Chitarre e Orchestra composta da otto pezzi. Una mezz’ora serena e luminosa, in compagnia di una musica dall’ampio respiro, che non scende mai ad esplorare le zone d’ombra e l’irrequieto, ma resta costantemente luce bianca e affidabile.
Il suono quotidiano delle chitarre e quello così vicino all’umano dei fiati si incontrano con la maestosa eleganza degli archi: si assiste alla convivenza di concreto e astratto, all’entrata del ritmo all’interno di una melodia costante.
In chiusura, ancora un Concerto per Pianoforte e Orchestra in La maggiore che comprende un Andante, un Meno Mosso e termina di un Moderato. E’ una musica sempre intima, che si espande per poi ritornare a suo centro; sembra raccontare un viaggio, forse un pellegrinaggio, nel quale ogni passo in avanti corrisponde ad una maggiore immersione dentro di sé.
Non stiamo certo dimenticando di rendere il giusto spazio al Maestro, in particolare alle sue mani e al loro movimento variabile: a volte sembra lascino un segno permanente nell’aria, come se si stesse assistendo in quel momento un lavoro di scrittura che non passa per l’inchiostro su foglio bianco, ma si trasforma direttamente in musica; a volte invece ogni mossa sembra sfiorare un qualcosa di preesistente, ricorda il lavoro di un vasaio in continuo movimento per plasmare e modellare la materia liquida; altre volte poi sembra sparire qualsiasi volontà motoria, si osserva Gabriele Ciampi e, con le orecchie alla sua musica, sembra che ne sia semplicemente permeato.

Chiara Mattei

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