Elena Arvigo in “Monologhi dell’Atomica” al Teatro Due

La rassegna Una stanza tutta per lei, in scena dal 14 gennaio al 10 aprile, ha presentato il 21 gennaio scorso “Monologhi dell’Atomica”. Dramma interpretato e a cura di Elena Arvigo. Testo ripreso dai racconti di Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich.

Elena Arvigo è sola sul palco del Teatro Due di Roma ma ha con se la forza e la bravura di raccontare tre storie diverse. Una donna, un bambina e un ragazzo, tutti e tre sono stati vittima di un destino che non avevano scelto, previsto. Cernobyl non ha ucciso solo gli operai che lavoravano in fabbrica ma ha ucciso, dentro, le mogli, i bambini e la speranza di una vita migliore. Segnando la generazione futura per sempre. È questa la storia che in un’ora e venti minuti, Elena ci ha raccontato. La storia di come l’amore a volte ci salva o semplicemente ci fa andare avanti.
Tre monologhi diversi, tutti con lo stesso scopo, farci scoprire quanto il teatro è potente nel raccontare una storia che noi personalmente non abbiamo vissuto, ma che sentiamo nostra. Sì, perché se il sentimento comune che ci lega è l’amore possiamo solo ascoltare e piangere per chi l’amore invece di averlo semplicemente vissuto lo ha perso drammaticamente. La voce sottile dell’attrice cela una sofferenza, come se si fosse impossessata dei veri sentimenti che ci circondano quando perdiamo qualcuno di caro. Lei, minuta e vestita tutta di nero, è portatrice di verità. La scena è vuota, solo alcune sedie e un leggio sembrano dar corpo allo spettacolo. Scelta scenografica coraggiosa ma efficace, non servono tanti oggetti in scena per immaginare dei luoghi. Il pianto silenzioso di questa donna sembra essere il nostro. Piangere sul palco come far ridere, è un lavoro arduo che lei ha soddisfatto appieno. Il suo asciugarsi con la mano esile le lacrime dalla guancia, fa commuovere tutto il pubblico. Il tempo corre più veloce delle parole e, senza accorgersene, il dramma è finito. Il silenzio fa percepire che, anche se lo spettacolo volge al termine, le sensazioni che hanno aleggiato in quell’ora, rimarranno per sempre dentro di noi.
Questo è uno dei primi spettacoli della rassegna “Una Stanza tutta per lei”, dove le protagoniste sono le donne. Tutte attrici che non hanno paura di sentirsi vive sul palco.
Elena Arvigo è bravissima a portare sul palco la storia di Svetlana Aleksievich e Dyoko Hayashi. Lo scopo delle due autrici non è quello di parlare della catastrofe di Cernobyl e delle due bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki in quanto tali, tutti conoscono i dettagli di come si sono svolte queste atroci vicende. Si vogliono piuttosto mettere a disposizione di tutti le emozioni e le impressioni che le persone sopravvissute ancora vivono. 
Bisogna dare una voce anche a loro, forse l’unica cosa che gli è rimasta è proprio il ricordo dei loro cari, dei volti e della voce, dei gesti portati via dal vento del passato. Il nucleare e suoi effetti sull’uomo, che non si spegne solo quando si sgancia il meccanismo di morte, ma che si disperde con il tempo. Un passo del racconto che è rimasto particolarmente impresso è proprio in una delle prime battute: “Questa storia parla dell’amore e della morte, che poi che differenza c’è?” E’ sì, perché amare è come morire e morire è come amare, i due concetti sono legati da un cordone che non si spezza facilmente. A volte, il teatro è molto più forte di qualsiasi altra bomba, perché è eterno e per sempre ci potrà portare in luoghi tanto vicini quanto lontani da noi, un po’ come ha fatto Elena Arvigo, nel suo spettacolo Monologhi dell’Atomica.
Elena Lazzari

Dopo aver conseguito il diploma di Psicopedagogico si è iscritta, senza pensarci due volte, alla facoltà di Lettere Moderne di "Roma tre". Da due anni il teatro è la sua seconda casa e oltre che praticarlo, ogni volta che può, è pronta a recensire uno spettacolo, cercando sempre di essere clemente e diplomatica con i suoi "colleghi" attori.

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