Diana non perdona. Basta un’occhiata per rischiare!

Se avete deciso di fare una passeggiata nel bosco attenti ad eventuali divinità nude. Sanno essere alquanto vendicative. Il povero Atteone ne sa qualcosa.

La primavera è il tempo giusto per tante cose: dopo i fiori e lo sport del tennis è il momento delle scampagnate. Che secoli fa si chiamavano battute di Caccia. Per Diana e Atteone però la cosa non ha preso affatto una bella piega. Curiosi? Bene, addentratevi nel bosco con me per scoprire la storia di oggi.

Come al solito e prima di tutto, un bello sguardo all’opera protagonista.

E’ la fontana di Diana e Atteone, realizzata da Paolo Persico, Angelo Brunelli e Tommaso e Pietro Solari. Una meraviglia di marmo che dal 1773 è ammirabile alla reggia di Caserta. Per vederla, manco a dirlo c’è da camminare perchè la fontana è la quinta ed ultima in fondo alla Via d’Acqua. Due chilometri di marmo e spruzzi che vi faranno dimenticare sia il caldo che le scarpe strette. Garantito.

Arrivati davanti alla fontana di Diana e Atteone ci scappa il wow. Due gruppi scultorei bianchissimi davanti ad una cascata di ottantadue metri. Il primo sulla destra ci presenta una donna come centro dell’azione e un gruppo di altre ragazze che si allontanano da lei a raggiera. Un po’ in tutte le direzioni. La donna al centro è visibilmente arrabbiata e sta cercando di coprirsi. Ci riesce molto poco anche se è aiutata da un’ancella: il panneggio scivola da tutte le parti e lei resta comunque nuda. Intorno a lei le ragazze hanno varie reazioni chi si meraviglia, chi indica qualcosa incuriosita, chi fugge terrorizzata.

Ma qual è il motivo di tanto scompiglio? La risposta è dall’altra parte della fontana. Qui al centro c’è un uomo con la testa da cervo e il terrore negli occhi. Anche se ha ancora l’arco in mano e la faretra piena sulle spalle. E’ circondato senza scampo da un branco di cani minacciosi. Ormai gli sono addosso e uno sta per azzannarlo.

Ancora un volta arriviamo a cose fatte e bisogna ripescare l’antefatto per capirci qualcosa.

L’uomo-cervo è Atteone. Figlio di Aristeo e Autonoe e valente cacciatore. In una bella giornata primaverile decide di andarsene a caccia. Prende la sua valida muta di fedeli cani e si inoltra nel bosco. A forza di camminare con quel caldo gli viene sete. Le borracce ancora non c’erano, i punti-ristoro neanche a parlarne, che si fa? Si cerca una fonte.

Purtroppo per Atteone qualcun altro aveva avuto la stessa idea. Immersa nella fonte infatti trova Diana e le sue ancelle che si sono spogliate per un bagno rinfrescante. La dea non appena lo vede si arrabbia furiosamente ma invece di prenderlo a male parole decide di vendicarsi. Gli tira una bella spruzzata d’acqua e Atteone inizia a sentirsi un po’ strano…strano ma ancora assetato. Appena arriva ad un’altra fonte si accorge dello scherzetto di Diana.

E’ diventato un cervo! Una beffa pericolosa dato che nel bosco sono a zonzo i suoi cani. Cani che lui stesso ha addestrato ad attaccare prede come i cervi. Ciò che accade poco dopo infatti è esattamente ciò che Atteone temeva. I suoi fedelissimi mastini lo inseguono per sbranarlo. Scappare con un corpo che non è il tuo non è per niente facile e il povero Atteone proprio non riesce a salvarsi.

Noi arriviamo un attimo prima della fine. Nella fontana infatti Diana ha appena lanciato la propria maledizione e Atteone non è ancora del tutto trasformato.

Cosa rende questa fontana così bella? Perchè ci ha strappato un wow all’inizio? Il motivo è in realtà un insieme di motivi.

Primo: gli atteggiamenti delle statue sono perfettamente naturali e crediibili. Gesti ed espressioni ci fanno subito capire cosa stanno provando. Dalla rabbia di Diana, alle diverse reazioni delle ancelle fino al terrore di Atteone. Sono tutti sentimenti in cui ci immedesimiamo facilmente. Secondo: le statue sono in un paesaggio naturale che ricorda moltissimo il bosco del mito. Lo scenario non poteva essere più realistico di così. Terzo: l’intera opera è pensata per farci sentire parte della storia. La fontana infatti è preceduta da un piazzale decorato con statue di cacciatori e ninfe.

Questo ci dà l’impressione di entrare in un mondo a parte, di lasciarsi alle spalle il resto della visita. Quello in cui ci troviamo ora è il mondo di Atteone e tutto è possibile. Anche venire trasformati in cervo.

I due gruppi inoltre interagiscono tra di loro. E’ Diana a provocare la trasformazione di Atteone con un gesto della mano ed è Atteone a provocare le diverse reazioni delle ancelle. Questo “botta e risposta” è un altro trucchetto per farci immergere nella scena.

I due Solari, Brunelli e il Persico hanno fatto proprio un ottimo lavoro. Lo stile classicista non rende le statue nè rigide nè inespressive, anzi, il naturalismo è alle stelle. Addirittura è possibile distinguere le diverse razze dei cani e la testa terrorizzata di Atteone è un vero pezzo di bravura. Efficacissima anche la resa delle emozioni delle ancelle. E’ sulla composizione che il classicismo entra in gioco . Entrambi i gruppi hanno una struttura vagamente piramidale e le proporzioni di uomini e animali sono a dir poco perfette.

Anche questo infusodArte è finito. Se doveste avere ancora sete non cercate una fonte come Atteone ma aspettateci tra quindici giorni per un’altra tazza rinfrescante!

Chiara Marchesi

Lascia un commento

Lascia un commento!
Inserisci il tuo nome qui