Benjamin Clementine al Locus Festival: un’esperienza unica

benjamin clementine

Il Locus Festival ha ospitato una delle personalità più geniali nonché un artista d’eccellenza nel panorama della musica contemporanea: Benjamin Clementine.

Vi ho già raccontato il live di Bonobo: questa volta vi faccio immergere in un’atmosfera completamente diversa e altrettanto emozionante.

Silenzio, buio, si accende un occhio di bue su Benjamin Clementine seduto al pianoforte. E poi luci! Lo accompagnano sul palco, basso, batteria e cinque fantastiche coriste di bianco vestite.

Loro, si muovono in sincrono sulle note di By the Ports of Europe (inedito estratto dal nuovo album che uscirà il 15 settembre), una, in particolare, come un’incantatrice di serpenti ondeggia sinuosa.

“Buonasera e grazie” esordisce, parlando in italiano, Benjamin Clementine sul palco del Locus Festival.

Il pubblico in platea, assorto e quasi ipnotizzato dalla musica e dalla sua presenza scenica. Lui, quasi pretende e ottiene il massimo silenzio e tutta l’attenzione del pubblico, coinvolgendolo in maniera totalizzante. Lasciate stare i telefonini “ve li rompo”, ha detto. Si perché, spesso, la gente è presa dalla mania di fotografare e fare video piuttosto che godere dello spettacolo. Guardiamo attraverso il filtro dello schermo. Ma, così filtriamo anche le emozioni! Spegnete i telefoni, è stata l’esortazione di Benjamin, perché, se state lì davanti a trasmettere immagini o suoni non vivrete il momento. Non lo assaporerete fino in fondo e a parte il bis, non potrete riviverlo. L’emozione dell’attimo in cui la voce di Clementine passa attraverso il vostro corpo, facendolo vibrare. Il momento in cui l’emozione sarà così forte da farvi commuovere per la profondità dei testi ed il trasporto della musica, ora cadenzata, ora struggente e lenta.

benjamin clementineAlla fine del concerto, Clementine, felice, per il rispetto che il pubblico ha avuto nei suoi confronti, ha chiesto di avvicinarsi al palco, di non lasciare neanche uno spazio vuoto.

Ha coinvolto tutti, chiedendo di cantare insieme a lui l’encore By the Ports of Europe. Sorridente, batteva le mani a tempo e incitava la gente a seguire il ritmo.

All’inizio del concerto, Clementine è sembrato un po’ intransigente, non ha permesso di fotografare, ha preteso il massimo della concentrazione, ma, a fine esibizione si è rivelato molto più disponibile e affabile, e si è persino prestato, molto affettuosamente, per i selfie e le foto con i fans.

In molti si aspettavano I Won’t Complain, ma non l’ha eseguita.

Lì per lì sono rimasta delusa, perché grazie a quel brano l’ho conosciuto e amato. Ma poi credo di aver capito. Lui ci ha chiesto di non fermarci e fossilizzarci sul suo “cavallo di battaglia” ma di ascoltare tutti i suoi brani. Inoltre, la mia sensazione è che domenica fosse felice, che in qualche modo ci abbiamo comunicato che è andato “oltre”; oltre quel malessere profondo che lo ha portato a scrivere e comporre quella canzone. Dopo tante battaglie e una vita tutt’altro che facile, dopo i tormenti interiori che lo hanno portato a vivere per strada. Finalmente è sereno, è libero di esprimersi attraverso la sua arte, la musica, la poesia.

Silvia Bilenchi

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