All’Argentina il “Candide” svela la verità sul mondo

Noi tutti conosciamo “Candide” come l’opera del celebre Voltaire. E se qualcuno la portasse a teatro, sconvolgendone il significato, masticando le nozioni di Voltaire per farne uno spettacolo? 

Mark Ravenhill, drammaturgo inglese, ha preso il Candide non solo come un’opera letteraria ma come una vera e propria palestra di vita. Fabrizio Arcuri, regista italiano, dal canto suo, ha avuto la geniale idea di mettere in scena l’opera di Mark, trasformando a sua volta questo spettacolo in un capolavoro. Vorrei poter usare parole meno lusinghiere, ma Arcuri se le merita senza alcun indugio.
Ci mostra “l’ottimismo” in un’ottica completamente diversa. È tutto contemporaneo, ci sono temi ricorrenti che fanno più che paura. Si parla di un mondo che senza le catastrofi è quasi noioso. E’ il Candide di Voltare, ma anche di tutti noi, è sempre alla ricerca di qualcosa che non c’è e ch, se per caso sbarcasse in un mondo perfetto, gli starebbe più stretto di una realtà di guerre e peccati ad ogni angolo.
Lo spettacolo è diviso in cinque atti e, con lo stesso filo conduttore, i temi si dipanano cercando di raccontarci come Candide è alla ricerca della sua amata Cunegonde (interpretata da Federica Zacchia) ed esplora un mondo che paradossalmente è molto attuale. La scelta registica di segnalare quando siamo nel ‘700 e quando nel 2000 è a dir poco giusta, perché i temi che portano gli attori sul palco si incollano perfettamente nel nostro mondo anche se sono stati scritti secoli prima, e se non fosse per i costumi d’epoca potremmo benissimo confondere le epoche. Una vera azione di teatro nel teatro: questi concatenamenti ricordano il teatro shakespeariano, e gli intrecci, gli scambi e la conclusione che  riallaccia a fine spettacolo quello che abbiamo visto per tutto il tempo, sono propri del teatro inglese del ‘600.
“Ottimismo Ottimismo, Ottimismo” è questo il motto che cerca di propinare il maestro Pangloss (interpretato da Francesco Villano) a Candide. Possiamo rivedere Pangloss nella cultura attualmente in atto, che ci propina ottimismo attraverso reality, talent e tv spazzatura; dove l’intrattenimento è trasformato in trash per vendere e ci fa vivere in un’illusione continua, in un torpore senza precedenti, svegliati solo da una voce interna e non di certo aiutati dalla la società, adagiata in un sacco di immondizia. È un’indignazione che, se ci può consolare, non è duratura solo nel tempo ma anche in più luoghi, dato che il testo viene direttamente da un drammaturgo inglese.
Il teatro Argentina ha ospitato degli attori bravi e un regista capace di intravedere le sfumature giuste di una drammaturgia valida, ma la cosa che più ha contribuito a rendere tutto questo un capolavoro contemporaneo sono i costumi, la scenografia e i dettagli essenziali in molte scene. Essendo in cinque atti, tutti hanno una scenografia diversa che cambia, mentre la voce dell’artista H.E.R ci accompagna in questo viaggio di malinconia e amarezza.
Non mancano i momenti cruenti e spaventosi, come se non bastassero le parole dure degli attori che ci mettono la verità davanti: ci sono i colpi di pistola di Sophie e la voce tremolante di sua madre Sarah (interpretata da una meravigliosa Francesca Mazza) e il sangue sullo schermo. Ma cos’è che rende uno spettacolo così intenso e coinvolgente? Gli attori sul palco che sono attenti, attivi e energetici, nonostante le moltissimi repliche di questi giorni. Oltre a quelli già citati troviamo un insolito ma convincente Filippo Nigro e una bella e frizzante Lucia Mascino.
Ci sono anche tante risate e momenti di tremenda tenerezza che lasciano lo spettatore assuefatto e bene disposto a migliorarsi e migliorare il mondo che lo circonda. Capendo che non basta solo fare la raccolta differenziata e dividere la plastica dal vetro per iniziare e vivere consapevolmente questo meraviglioso mondo.

Elena Lazzari

Dopo aver conseguito il diploma di Psicopedagogico si è iscritta, senza pensarci due volte, alla facoltà di Lettere Moderne di "Roma tre". Da due anni il teatro è la sua seconda casa e oltre che praticarlo, ogni volta che può, è pronta a recensire uno spettacolo, cercando sempre di essere clemente e diplomatica con i suoi "colleghi" attori.

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