Le donne del Sor Giacomo Puccini

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Le donne del Sor Giacomo Puccini

Le donne, creature forti e deboli, affascinanti e misteriose allo stesso tempo, raccontate attraverso i personaggi femminili di Giacomo Puccini.

Giacomo Puccini, come tutti i grandi, merita di essere raccontato in tutti i suoi aspetti, soprattutto con l’avvicinarsi dell’anniversario della sua nascita (22 dicembre).
Ma, essendo io  troppo piccolo per capire un genio del genere, lascerò che a parlare della sua poetica siano alcune delle sue donne più famose.
La donna è stata raccontata in tutti i suoi particolari dalla musica del “Sor Giacomo“, ed è stata una figura fondamentale e costante nella sua vita (nonostante il matrimonio con Elvira Bontuni ebbe infatti numerose amanti).
La prima delle donne alla quale cedo la parola è Manon (Manon Lescaut). Ella è prigioniera della sua stessa indole. Ama e vuole essere amata dal giovane Des Grieux, ma non sa rinunciare al lusso, a un desiderio costante d’apparire (il momento chiave per capire questa sua complessità d’animo è la celebre aria In quelle trine morbide, durante la quale rammenta l’ardente passione della sua storia d’amore).
Si chiude nella falsità di un mondo frivolo, ma non sa resistere al suo amore, perché è una donna sola. La sua personalità complessa, quest’alternarsi tra due modi di vivere e sentire gli affetti differentemente, la condurrà verso la morte.
Con Mimì della Bohème si entra in un’altra atmosfera. Mimì è una povera ragazza malata di tubercolosi che vive in una soffitta di una fredda e nebulosa Parigi.
È un fiore delicato, delicatissimo, come quelli che lei tesse e rivende per vivere, e l’amore del poeta Rodolfo è l’acqua che la risbocciare. Lei sa di avere poco tempo davanti a sé, ma si getta in questa storia, perché l’amore è il motore ed il sale della vita e rappresenta per lei la fine di una vita infelice.giacomo puccini
Tosca, una cantante lirica, è una donna forte, abituata a combattere per ottenere quello che vuole, che non esita ad uccidere per salvare la vita del suo amato Mario, perché, nonostante i beni materiali, lui è il centro della sua vita e lo rimarrà fino alla fine dei suoi giorni.
Cio-Cio-San (Madama Butterfly) ci porta nel mondo esotico ed affascinante del Giappone. Lei rappresenta l’onore ed il dovere coniugale. Nella sua mentalità lei deve condividere tutto con suo marito, l’ufficiale della marina militare degli Stati Uniti Benjamin Franklin Pinkerton.
Lei è felice solo quando lui lo è, piange e ride solo se lui lo fa, ed è per questo che ella aspetta sempre il suo ritorno dall’America. Ma Pinkerton non ha la stessa sensibilità. Quando lei scopre che il marito negli Stati Uniti è sposato, che vuole lasciarla e che vuole portarsi via il loro bambino dal nome simbolico, Dolore, il suo mondo va in frantumi. Non è concepibile per lei vivere senza la sua famiglia e si suicida.
La Fanciulla del West ci trasporta nelle lande altrettanto spettacolari del Far West. Il deserto ed i suoi abitanti fanno da sfondo alla vicenda di Minnie, la fanciulla, una locandiera, insegnante, amica e confidente di tutti gli abitanti del villaggio dove vive; potremmo definirla una sorta di “self-made womanante litteram.
È una donna coraggiosa e caparbia, capace di montare a cavallo e minacciare con la pistola il rude sceriffo Jack Rance per difendere il suo grande amore, Dick Johnson, un malvivente dall’aspetto tenebroso ma dal cuore d’oro. Ella riuscirà nei suoi prepositi perché l’amore vince su tutto.
Con la vicenda di Suor Angelica, personaggio principale dell’opera omonima, siamo in un’altra atmosfera. Angelica è una giovane che è stata rinchiusa in un convento per scontare un peccato d’amore. Quel convento è come una prigione, una prigione infernale.
L’allontanamento dalla vita e dal quel figlio ormai morto che le è stato sempre nascosto è un peso insopportabile per il suo povero cuore. Solo con il suicidio potrà ritrovare il suo bambino.
Nel pieno della follia causata dall’avvelenamento, tra le urla strazianti che chiedono perdono  per il gesto appena compiuto e la salvezza, appare il figlio per poter stringere la madre in un unico ed eterno abbraccio. Suor Angelica termina così la sua vita terrena.
Potremmo dire che Turandot, personaggio eponimo del suo grande ed incompiuto capolavoro, sia l’ultima figlia di Giacomo Puccini. Turandot è una donna algida e cattiva, che vuole vendicarsi su tutti gli uomini che gli si presentino per una sua ava stuprata ed uccisa, ma è una donna che non sa amare o, per meglio dire, ha paura dell’amore, perché l’amore è come un terremoto, che sconvolge tutto ciò che trova.
Il suo terremoto si chiama Calaf, un giovane principe che rimane folgorato dalla sua bellezza. Nonostante il carattere della principessa, l’eroe senza paura riuscirà a sfondare il muro di paura e d’insicurezza che avvolge il suo cuore.
L’anima di Giacomo Puccini vive in tutte loro e con loro, e ci conduce verso la conoscenza dell’imperscrutabile universo femminile.
Marco Rossi

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