Leggo ergo sum… donna

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Leggo ergo sum… donna

Se già la stagione invernale aveva sancito la vittoria delle donne come mangia-libri per eccellenza, anche la fine dell’estate conferma il dato: sotto l’ombrellone vincono le lettrici, contro il sesso opposto, con un bel 56 per cento.

Mentre le statistiche disegnano un Universo Femminile che fagocita letteratura più o meno nobile, non posso fare a meno di pensare che in mezzo a queste percentuali ci siano alcune donne che fanno del libro qualcosa di più di un passatempo: quel prezioso scrigno di parole e storie è come un amuleto quotidiano, un prontuario di risposte, un accessorio indispensabile per superare la giornata.
Personalmente, dovunque vada, ho sempre un libro in borsa, oppure mi reco in luoghi dove posso osservare libri. Apro anche i libri che trovo nei pub. Questo perché leggere qualcosa molto spesso si rivela più interessante e informativo che sentire tante chiacchiere inutili.
In questa riflessione sull’amore per la lettura, mi sovviene che comunemente una donna che legge molto, o è parecchio interessante o è parecchio strana agli occhi degli altri. Questo perché di solito le persone non ti chiedono di cosa ti interessi, ma che locali frequenti.

Nel fiore dei miei 18 anni, raccontai ad un ragazzo con cui uscivo un libro che stavo leggendo. La sua risposta fu: Ah, ma tu leggi così, anche fuori da scuola? Una frase insignificante che è rimasta scolpita nella mia mente e mi ha fatto selezionare con cura tutti quelli venuti dopo.

Cadono a fagiolo i versi della poeta Martha Rivera Garrido, condivisi oggi da Libreriamo su Facebook:

 

Non innamorarti di una donna che legge,
di una donna che sente troppo,
di una donna che scrive.
Non innamorarti di una donna colta, maga, delirante, pazza.
Non innamorarti di una donna che pensa,
che sa di sapere e che, inoltre,
capace di volare,
di una donna che ha fede in se stessa.
Non innamorarti di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa trasformare il suo spirito in carne e, ancor di più, di una donna che ama la poesia (sono loro le più pericolose), o di una donna capace di restare mezz’ora davanti a un quadro o che non sa vivere senza la musica.
Non innamorarti di una donna intensa, ludica, lucida, ribelle, irriverente.
Che non ti capiti mai di innamorarti di una donna così.
Perché quando ti innamori di una donna del genere, che rimanga con te oppure no, che ti ami o no, da una donna così, non si torna indietro.
Mai.

 

Le donne “del genere”. Alcuni cercano di conquistarle invano, altri ci riescono, ma è raro che durino a lungo. Attualmente sono pochi gli uomini che sanno avere a fianco forti personalità, a cui l’amore per l’arte ha insegnato a stare bene anche da sole.
La lettura, la contemplazione artistica, la cultura, forniscono un arricchimento spirituale insostituibile e imprescindibile per chi se ne appropria. Si beve costantemente da una coppa sempre piena. Alcuni partner non comprendono perché a volte una donna preferisca leggere un libro piuttosto che uscire. Non concepiscono il potere rigenerante della lettura in solitudine.
Poi se l’arte è anche il suo mestiere, se la passione la induce a fare le ore piccole per scrivere, comporre e quant’altro, capita anche che sia accusata di essere egoista, cinica, fissata con una carriera che, peraltro, “non la porterà da nessuna parte“. Qui giace la paura dell’uomo di fronte a una donna così, quel tarlo che lo corrode da dentro, insinuandogli nelle tempie la paura di non essere indispensabile. Cosa spinge il potere ad imporre l’ignoranza se non la paura di essere scavalcato? Non è forse un tipo di freno applicato a popolazioni intere, oltre che alle antiche minoranze? Dalla trasgressione di tale comando deriva la violenza, che in alcuni paesi ancora impedisce alle donne di poter frequentare la scuola.
E allora, come si fa a dimenticare quella verità celata dall’ingenuità disneyana e resa famosa dal personaggio di Gaston, quando dice all’accanita lettrice Belle:
 
Non è giusto che una donna legga. Le vengono in testa strane idee e comincia a pensare.
Purtroppo questa non è solo la battuta di un cartone animato: è la sintesi di un passato in cui le donne non venivano istruite, eterne bambine nel gineceo, o erano educate solo per compiacere i mariti, come nell’età Vittoriana.
Ancora oggi quelle che sono vendute come spose bambine, non sono ritenute adatte all’istruzione o al lavoro, ma sono considerate delle proprietà da scambiare con qualche pezzo di terra o sacco di patate.

Alessia Pizzi

4 Commenti

  1. Ottima analisi, Alessia! Ne condivido ogni parola, anzi, molto spesso mi trovo anch'io a dover quasi "giustificare" di fronte agli altri il piacere della compagnia di un libro o di una silenziosa passeggiata in un museo al posto di un'uscita in un chiassoso locale. Chi non lo comprende appartiene innegabilmente ad un altro mondo, e non accetterà mai il perché di queste scelte. Evviva le donne colte, amanti della letteratura e dell'arte e, in genere, di un concetto di bellezza che va ben oltre il make-up!

  2. Nel manifestare queste impressioni temo sempre di risultare snob… invece spesso siamo noi quelli "discriminati", passami il termine… Anche nelle conversazioni, a volte sembra impossibile integrare discorsi più soft ad argomenti rilevanti come può essere la cultura.

  3. Non solo ti passo il termine, ma sottoscrivo pienamente, purtroppo, quanto dici. Io ultimamente sto particolarmente sperimentando l'insofferenza a coloro che bocciano in partenza qualsiasi discorso "impegnato" per discutere di scemenze in cui il picco culturale sono i video demenziali su Facebook.

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