Baby: una serie mal gestita!

Da Netflix Media Center

Una delle serie che sono state al centro di diverse critiche (spesso fondate!) è stata Baby, disponibile su Netflix; la serie, infatti, non è coerente con la pubblicità che ne è stata fatta: da una serie “rivoluzionaria”, “scandalosa”, basata sul problema della prostituzione minorile, si è passati ad una rappresentazione (non molto riuscita) di un teen drama abbastanza mediocre.

Le protagoniste delle serie, Chiara e Ludovica, sono due ragazze che frequentano un liceo d’élite privato a Roma; a rendere unica la loro adolescenza, però, sarà anche la loro scelta di prendere parte ad un giro di prostituzione minorile (il cosiddetto fenomeno delle “Baby-Squillo”, da cui prende origine lo stesso nome della serie).

La doppia vita delle giovani inizierà proprio quando Chiara, una ricca ragazza spinta da problemi familiari e dal disprezzo della vita e dalla inconsistenza dell’alta società, incontrerà Ludovica, che la coinvolgerà nel suo giro. 

Una serie sulla prostituzione minorile o una serie adolescenziale? 

Una delle prime osservazioni che salta subito all’occhio è la mancata sistematicità nel trattare il tema della prostituzione minorile, che dovrebbe essere argomento principale della serie, a favore, invece, di un’eccessiva attenzione per dettagli romanzeschi e cliché, tipici del dramma adolescenziale: cosa c’entra, infatti, l’avventura di Niccolò (studente che frequenta la stessa scuola di Chiara e Ludovica) con la professoressa? Per non parlare poi della scoperta dell’amore di Brando e Fabio!

La serie si sofferma più sulle dinamiche scolastiche che sulla doppia vita di Ludovica e Chiara. L’attività delle due protagoniste viene spesso trattata come se fosse un gioco da ragazzi. Mancano l’intento documentaristico e realistico, e tutta l’attività di prostituzione si riduce ad una specie di “amore tormentato” sia tra Fiore e Ludovica che tra Chiara e Damiano. 

Inutile ribadire anche i riferimenti a Skam Italia, modello dei dramma adolescenziali: il dialogo tra Niccolò e Brando, nella terza stagione, rimanda al dialogo tra Martino e Giovanni della seconda stagione di Skam; in una delle ultime puntate, anche l’immersione in mare di Ludovica e Chiara rimanda al famoso bacio tra Niccolò e Martino in piscina. Un altro elemento tipico di Skam è la presenza del “bad boy dal cuore d’oro”, Edoardo Incanti, sviluppato soprattutto nella terza stagione, altro personaggio cliché dei teen drama, che può vagamente ricordare anche la figura di Damiano.

Un’altra serie da cui Baby sembra aver preso ispirazione è Sex Education: la storia d’amore tra Fabio e Brando può essere ricollegata alle vicende tra Adam ed Eric nella prima stagione della serie britannica, dove il tema dell’accettazione della propria sessualità si intreccia con l’aspetto del bullismo e dell’isolamento sociale.

La psicologia dei personaggi

C’è molta incoerenza nel modo di trattare la psicologia dei personaggi: com’è possibile che Ludovica, che ha quasi sempre dimostrato scarso interesse verso lo studio, sia entrata in una scuola a Parigi e sappia parlare fluentemente francese? Inoltre, non è nemmeno chiaro il personaggio di Fiore, che oscilla continuamente tra manie di controllo e sofferenze d’amore verso Ludovica. Paradossalmente, però, è proprio Ludovica l’unico personaggio che fa un percorso di crescita: sebbene incoerente, infatti, la ragazza inizia sempre di più a nutrire interesse verso l’importanza dell’istruzione (come si può vedere, appunto, dagli ultimi episodi della terza stagione), attraverso il progressivo distacco dalla prostituzione. Alla fine, è Ludovica che realizza, proprio durante la sua fuga, che la presenza di Fiore è sempre stata nociva per la sua vita. 

Un altro personaggio alquanto incomprensibile è il preside, che si dimostra inizialmente come un padre autoritario ed oppressivo, per poi cambiare radicalmente atteggiamento dopo che il figlio gli rivela di essere gay; a questo punto, senza spiegazione, inizia a non sopportare più la sua situazione di padre single, e decide di frequentarsi con la madre di Ludovica. Tutto questo cambiamento, purtroppo, non viene giustificato, lasciando le vicende un po’ inspiegabili.

Ad essere ancora più grave, il mancato sviluppo psicologico di uno di personaggi più importanti, Chiara, non permette di comprendere fino in fondo ciò che possa averla spinta ad intraprendere una strada così diversa e trasgressiva rispetto al futuro che i suoi genitori volevano per lei. 

Poco degno di nota è pure il modo “binario” con cui vengono rappresentati gli adulti: o sono uomini sposati, pronti ad approfittare di ragazze giovani per soddisfare i loro desideri, oppure sono persone poco intuitive, indifferenti al mondo e alle dinamiche dei loro figli (si vedano, per esempio, Elsa, madre di Chiara, o Simonetta, madre di Ludovica). I clienti sono quasi tutti uguali, e non danno per niente l’idea di pericolosità: non sembrano né subdoli, né perversi, anzi è come se fossero le due ragazze i personaggi che approfittano e che prevaricano; tutto il tema della prostituzione viene infatti trattato come un gioco, una sfida per la quale le protagoniste vincono il premio dei soldi e della soddisfazione di aver fatto qualcosa di trasgressivo.

Conclusioni

Per concludere, si può capire il perché questo prodotto risulti, agli occhi di molti, “trash”: Baby si presenta come una serie che vuole fare scandalo, trattando un fatto di cronaca molto discusso; al contrario, ciò che emerge non è il sesso o l’eventuale senso di violenza degli uomini che avrebbero potuto, se le vicende fossero state un minimo realistiche, approfittare della loro posizione, ma si dà spazio ad un teen drama molto convenzionale, con i soliti stereotipi riscontrabili anche in tantissime altre serie tv.

Lorenzo Cardano

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