Roma 2017: Saturday Church, l’omosessualità rappresentata con toni diversi

La lotta di un giovane per affermare  la sua natura omosessuale, in un film più leggero ma che non ridimensiona l’importanza dei contenuti.

Di film su questi temi se ne sono già visti diversi, infatti non è nell’originalità dell’argomento in se che va ricercato il valore di questo lavoro. La pellicola inserita nella Selezione “Alice nella città” tratta in modo solo apparentemente più leggero un tema sempre attuale e questo è senz’altro il suo pregio maggiore.

Diretto dall’esordiente Damon Cardasis, Saturday Church racconta le vicende di Ulysses che orfano del padre vive con la madre e la zia Rose. Stereotipo della donna conservatrice, intransigente e ferma rappresentante della morale bigotta. La sua lotta interiore tra il soffocare la sua natura o permettergli di sbocciare, si anima attraversando gli scontati passaggi obbligati. Una doppia vita tra bullismo e pregiudizio, che non può andare oltre l’umiliazione subita dalla zia.

Il percorso che porta all’accettazione della propria omosessualità.

Ulysses prende il coraggio di essere se stesso quando viene in contatto con la comunità Saturday Church, il programma di aiuto per le persone LGBT. Il tema è drammatico ma la sceneggiatura contribuisce a farlo apparire più leggero. Le parti musicali lo alleggeriscono, sempre contenute e misurate. Utilizzate per sottolineare il momento senza grosse concessioni allo spettacolo come avviene nei musical. Persino i testi evitano voli pindarici e fantasiosi per trasmettere l’essenzialità dei messaggi.

Saturday Church si concentra sull’aspetto interiore del protagonista, utilizzando per questo fine tutti gli elementi possibili. Il regista decide di raccontare la storia concentrandosi esclusivamente sul suo disagio. Per questo motivo a differenza di altri film che trattano lo stesso argomento, non c’è bisogno di calcare la mano sugli aspetti tipici che si usano di solito in questi casi. Persino il Bronx di New York appare decisamente meglio di quello che è.

Uno sguardo sul mondo lgbt attaverso il lavoro dei programmi Saturday Church.

Situazioni di violenza sessuale, sangue o altri classici del degrado che si adoperano in storie come questa non trovano spazio in Saturday Church. Le uniche violenze sono quelle morali, le più dolorose, che segnano il protagonista Ulysses interpretato da Luka Kain. Anche lo sguardo sulla prostituzione gay non ha bisogno di immagini forti per trasmettere i suoi contenuti. La caratterizzazione dei personaggi della comunità transgender, più che mostrare il loro disagio in una società che non li accetta si preoccupa di renderne gli animi diversi. Gli stadi  di un percorso che mira con coraggio all’accettazione di se.

Il regista trasmette una visione complessiva dell’ambiente lgbt superando le facili connotazioni trasgressive, per focalizzarsi su un mondo di persone che chiede solo di ritagliarsi un proprio spazio. In questo modo sottolinea il lavoro dei programmi Saturday Church e dei loro operatori, al quale il film presentato nella rassegna Tribeca 2017 è dedicato. Da sottolineare l’uso del linguaggio fotografico, anch’esso funzionale a focalizzare le vicende del protagonista.

Un perfetto utilizzo del linguaggio fotografico.

Le inquadrature mosse evidenziano la sua confusione, l’uso della profondità di campo lo isola sempre dal contesto di una morale sociale che non lo accetta, anzi gli si mostra opposta come nell’immagine in controluce. Certamente un film che non troverà spazio nell’elenco degli imperdibili, ma che si guarda volentieri anche per i suoi meriti. Il tentativo di far luce sul mondo lgbt in maniera delicata concedendo spazio anche ai sentimenti, mostrati con grande sensibilità al di fuori di ogni banalizzazione già vista.

Bruno Fulco

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e diplomato presso l’Associazione Italiana Sommelier, da sempre appassionato di enogastronomia come veicolo di scambio e collegamento tra le diverse culture. Viaggiatore entusiasta specie nelle realtà asiatiche e mediorientali. La fotografia completa il bouquet delle passioni irrinunciabili con particolare attenzione al reportage. Ricerca ostinatamente il modo di fondere questi elementi in un unico elemento comunicativo.

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