Gender Bender, il Festival della contemporaneità

Attualmente gli studi di genere, che complessivamente racchiudono le questioni socio-culturali della sessualità, stanno ricevendo molta attenzione anche nel panorama culturale italiano, e un’ennesima prova di tale interesse è data dal Gender Bender, una grande manifestazione artistica che animerà Bologna dal 31 ottobre all’8 novembre. Il Festival, prodotto da Il Cassero, il centro lgbt bolognese – da sempre attivo contro le discriminazioni – è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e ha ottenuto l’importante accesso a EFFE, il circuito di festival internazionali di qualità scelti e consigliati dall’Europa. Protagonista indiscussa sarà la danza, accompagnata a braccetto da cinema, teatro, musica e incontri. (Programma)
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Insomma, il gender c’è. Ma di preciso cos’è? L’individuo medio è confuso, pensa alle femministe militanti e ai gay pride quando pensa a manifestazioni sulla “diversità di genere”. Questo produce il pregiudizio nato dallo stereotipo e, di conseguenza, il disinteresse, o peggio, il disprezzo. Abbiamo deciso, quindi, di dare la parola al Direttore Artistico del Festival, Daniele Del Pozzo, per capire come si è sviluppato il concetto di gender nell’immaginario comune nostrano e quale messaggio vuole recare l’evento che ne porta il nome.
Siamo alla tredicesima edizione di Gender Bender. Come si è evoluta la risposta del pubblico in questi anni?

Gender Bender è un Festival culturale, quindi usa le diverse forme d’arte per ragionare intorno alla rappresentazione contemporanea del maschile e del femminile in diverse parti del mondo. Attraverso le diverse opere presentate si intende proporre un percorso che lasci comprendere come le società si trasformano. Se alla prima edizione del 2003 ci rivolgevamo praticamente ad un pubblico di addetti ai lavori, molto ristretto, oggi possiamo affermare che il termine gender ha acquistato un uso corrente, sebbene spesso con interpretazioni errate. Il fatto che esso oggi comprenda le questioni femminili, omosessuali e delle minoranze in genere, con una generalizzazione che spesso confonde, è sintomatico della popolarità del termine stesso. Ma gender da solo non significa niente, va legato ad una specificità!
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Il nome del Festival,  Gender Bender, è una provocazione?
Bender, dall’inglese è “il piegatore” o la “confusione”. Ci piaceva il duplice significato di  piegare il genere a seconda della propria necessità, e di confusione di genere per coloro che rimangono frastornati dalla molteplicità di interpretazioni dell’identità.
Qual’è l’intento del Festival?
E’ proprio quello di orientare con strumenti culturali e artistici le persone che intendono avvicinarsi a quest’area di interesse, per lasciarle ragionare sul posizionamento dell’individuo nella società. Uomo, donna o gay che sia, ciascuno ha il diritto di realizzarsi pienamente secondo la propria idea di felicità. Ma a seconda di dove si è collocati nel mondo, si possono riscontrare problemi di inserimento nella sfera sociale, professionale e persino personale: queste sono difficoltà che toccano tutti noi.
Alessia Pizzi

@alepizzi88

Laurea in Filologia Classica con specializzazione in studi di genere a Oxford, Giornalista Pubblicista, Consulente di Digital Marketing, ma soprattutto fondatrice di CulturaMente: sito nato per passione condivisa con una squadra meravigliosa che cresce (e mi fa crescere) ogni giorno!

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