Caro Evan Hansen – Roma 2021

Recensione Caro Evan Hansen
Caro Evan Hansen - Roma 2021

È stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2021, in collaborazione con Alice nella città, Caro Evan Hansen (in originale Dear Evan Hansen), l’adattamento cinematografico dell’omonimo musical di Broadway, che ha ottenuto un enorme successo negli anni.

Protagonista, fortemente voluto da Universal Pictures, è Ben Platt, che fino al 2017 ha interpretato il protagonista Evan Hansen proprio sui palchi più importanti degli USA, vincendo anche un Tony Awards per la sua interpretazione.

La scelta è stata molto criticata dal pubblico degli Stati Uniti, visto il divario troppo grande tra l’età dell’attore e quella del diciassettenne protagonista, ma nonostante lo scetticismo generale Caro Evan Hansen risulta, secondo noi, un musical cinematografico emozionante e pieno di significato.

Evan Hansen, un ragazzo complicato ma molto sensibile

Evan è un liceale affetto da ansia sociale. Una delle lettere che scrive a se stesso per motivarsi viene rubata da un suo compagno di classe, il solitario Connor, e poi trovata dalla madre e dal patrigno di Connor dopo che questi si è tolto la vita. La lettera suscita nei due affranti genitori la speranza che Connor avesse trovato un amico in Evan. Per compassione, Evan inventa la storia di un’amicizia mai esistita: la sua bugia avrà effetti inattesi e ad un certo punto anche disastrosi.

“On the outside, always looking in.  Will I ever be more than I’ve always been?  ‘Cause I’m tap, tap, tapping on the glass.  I’m waving through a window.  I try to speak, but nobody can hear.”  – Evan Hansen (Ben Platt)

Empatizzare con Evan è un compito difficile, forse intenzionalmente nel film. Ad ogni passo che fa, dovrebbe dire la verità, ma continua a mentire a un’intera famiglia in lutto. Allo stesso tempo, l’intimità delle riprese costringe il pubblico a vedere la sua versione della storia, dal suo punto di vista, e quindi ci si immedesima nelle sue scelte.

Il ragazzo sente spesso che potrebbe sclerare o scoppiare in lacrime, ma soprattutto si agita. Mentre gli altri ragazzi si preoccupano dei voti, degli appuntamenti, del coprifuoco, della guida e della pressione dei coetanei, la maggior parte dei suoi compagni di classe ha trovato la sua cerchia, il suo gruppo. Evan no.

Facendo credere, quindi, che la sua lettera è in realtà stata scritta da Connor, il ragazzo problematico che purtroppo ha deciso di togliersi la vita, Evan ottiene un vero e proprio boom di autostima, ma con le sue conseguenze. Il pubblico sa già quasi dall’inizio cosa succederà a Evan, il fallimento del suo piano è percepibile dall’inizio, ma nonostante questo la sua folle decisione permette a molti altri compagni di aprirsi e di parlare delle proprie debolezze, delle ansie e dei problemi mai condivisi con altri.

Una trasposizione riuscita?

Trasferire un enorme successo da palcoscenico come Caro Evan Hansen al cinema non è mai semplice, soprattutto perché il paragone è dietro l’angolo.

Le dinamiche di Broadway rispetto a quelle del mondo cinematografico sono totalmente differenti e, quindi, i due prodotti risultano inevitabilmente su due piani totalmente diversi. Non avendo avuto modo (purtroppo) di vedere lo spettacolo, le riflessioni in questa recensione ci soffermano esclusivamente sul film, quindi niente raffronti.

Ben Platt e Kaitlyn Dever in Caro Evan Hansen. Credits: Universal Pictures Italia

Per chi ama i musical, Caro Evan Hansen è perfetto, anche se non è una commedia musicale bensì un vero e proprio melodramma, che porta sullo schermo un problema molto delicato, ossia la depressione e il disturbo d’ansia nei giovani adolescenti.

Il regista Stephen Chbosky e lo scrittore Steven Levenson presentano la malattia mentale adolescenziale come fulcro del loro film. Lo fanno con delicatezza ma allo stesso tempo senza aver paura di mostrare le vere fragilità di tutti i personaggi, figli e genitori.

Non c’è dubbio, poi, Ben Platt ha assolutamente il permesso di cantare a squarciagola e i compositori Justin Paul e Benj Pasek hanno sfornato una raccolta di brani assolutamente bella e molto orecchiabile, tra cui “If I Could Tell Her”, “Anybody Have a Map?”, il pezzo centrale “You Will Be Found” e l’assolo di apertura “Waving Through a Window”.

Inoltre, il protagonista è accompagnato da un cast davvero sorprendente: in primis Amandla Stenberg nei panni della studentessa Alana Beck, che alcuni ricorderanno per il suo ruolo in Noi Siamo Tutto. La giovane attrice dimostra un carisma e una presenza incalzante nel film, nonostante il suo sia un personaggio secondario. Insieme a lei, da ricordare nel cast anche una fantastica ed emotiva Amy Adams e Julianne Moore nel ruolo della mamma di Evan.

Un film emotivo ed emozionante

Quello che posso dire di Caro Evan Hansen è che questi 134 minuti di film sono stati emozionanti, un viaggio emotivo nella vita di ragazzi che soffrono un disagio non indifferente. Non è un film facile da guardare, ma penso ne valga la pena.

La scelta del musical per affrontare questi argomenti sarà per alcuni molto azzeccata, un modo diverso per parlare di un disagio adolescenziale e non che affligge molte persone, un messaggio di speranza per tutti quelli che pensano di non potercela fare.

Ilaria Scognamiglio

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