Roberto Marchesini, “Alterità: L’identità come relazione”

"Ulica" (2015) di Karin Andersen.

Pensare le alterità significa cercare tra le pieghe di sé stessi e misurare le coniugazioni, riflettere sulle distanze e sulle prospettive.

Alterità (Mucchi Editore) è il lavoro più recente di Roberto Marchesini (Bologna 1959), filosofo, etologo zooantropologo italiano. L’opera riprende e sviluppa alcuni temi della filosofia, bioetica e antropologia di Marchesini.

La riflessione di Marchesini si inserisce nell’ambito del cosiddetto Post-umanesimo (definizione di Deitch, 1992). Questa corrente di pensiero è nata negli anni ’90 ed è sintetizzata nel Posthuman Manifesto. Il testo è tratto da The Posthuman Condition (1995) di Robert Peperell. Il pensiero post-umanista vuole contrapporsi all’Umanesimo rinascimentale rimuovendo l’uomo dal centro dell’universo. In sostanza teorizza superamento della condizione umana tramite l’intelligenza artificiale e lo sviluppo delle macchine. Questo risulta nella nuova condizione di umani come “ibridi” al di là del confine tra naturale e artificiale, tra biologico e tecnologico.

Rispetto al pensiero post-umanista, Marchesini sviluppa tematiche proprie legate soprattutto alla bioetica e alla zoo-antropologia. Le ricerche in questo campo sono segnate da varie tappe: La fabbrica delle chimere (1999), Post-human. Verso nuovi modelli di esistenza (2002), Il tramonto dell’uomo (2009), Epifania animale. L’oltreuomo come rivelazione (2014). Da ultimo, Alterità. L’identità come relazione (2016) si pone su questa linea di riflessione.

L’individualismo contemporaneo sembra essere il canto del cigno dell’individuo, il luculliano al tempo della peste. Ma cosa si pone come alternativa? 

Copertina di "Alterità", Roberto Marchesini (2016).
Copertina di “Alterità”, Roberto Marchesini (2016).

La soluzione all’individualismo contemporaneo, riflette Marchesini, sta nel pensare le alterità. Le strade del rispecchiamento sono molte e varie. L’altro non è solo un individuo, ma anche l’animale. Non dobbiamo tracciare un aleatorio Rubicone tra noi e gli altri animali, teso a negare qualunque  forma di relazione referenziale. In questo senso il post-human di Marchesini va più verso l’animale che verso la tecnologia.

Il dialogo col mondo, non solo umano, è essenziale al processo epistemologico. In questo senso per Marchesini si deve andare oltre l’umano e togliere l’uomo dal centro dell’universo.  La temperie culturale del postumanesimo prima e del trans-umanesimo poi ha fissato come necessaria la condizione post-umana. Una condizione che è tutt’altro che chiara e che è al centro di un dibattito attuale.

Conoscere è dialogare col mondo, in infiniti modi: l’arte, la tecnologia, la catalogazione, l’esplorazione, altro non sono, in definitiva, che forme di dialogo.

Davide Massimo

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