Annamaria Ferramosca e la poetica dei “segni accesi”

annamaria ferramosca

Annamaria Ferramosca, poeta finissima, ha dato alla luce Per segni accesi, la sua ultima silloge per Ladolfi editore con la prefazione di Maria Grazia Calandrone.

Quello che ho percepito nella lettura dei suoi versi è simile al suono ipnotico delle nenie di una bruja recitate a una ipotetica figlia spirituale che riceve il dono della divinazione: una sorta di racconto antropologico e misterico di un viaggio attraverso le rivelazione della Natura dell’Io, sedimentato dalle esperienze di  vita carnali e intellettuali.

Tutto inizia dalla sequoia-madre generatrice di vita, il verbo femminile perennemente gravido di una maternità che si libera dal giogo biologico per esercitare ogni attimo l’esercizio della scelta e del dubbio:

ma se il cavallo di Troia è un animale favoloso / mi chiede la bambina – se è magico e ha capito l’ingannoperché non lo svela ai troianiperché se ne sta immobile / sotto le mura / e non nitrisce forte / d’avere il ventre gonfio di malefici / perché non galoppa verso il mare e s’inabissa?

Una concordanza verbale e poetica in rapida evoluzione temporale che ferma il respiro e traccia i punti cardinali di una visione circolare della vita dominata da leggi naturali arcaiche, mai liberticide e inserite in una finitezza interrotta da una serie di possibilità creative ma abortite dall’azione umana.

Dichiarazione di intenti la sua che ricorda, per la fierezza, l’epigramma dell’Antologia Palatina dedicata alla filosofa Ipparchia:

Io, Ipparchia / non scelsi opere di donne dalle ampie vesti / ma la dura vita dei cinici / non ebbi scialli ornati di fibbie / né alte calzature orientali / né retine splendenti nei capelli / ma una bisaccia col bastone / compagna di viaggio e adatta alla mia vita / e una coperta per giaciglio. Così è la cifra poetica di Annamaria Ferramosca: una preziosa combinazione tra voluttà e rimpianto, giudizio e contemplazione.

E anche l’epilogo contemporaneo con la critica alla deriva postmoderna non rinnega mai la matrice originaria di Gea primordiale e il miracolo della partogenesi, quasi a rafforzare il concetto della sacralità del caos rispetto alla pretesa del controllo dell’industria culturale attraverso l’omologazione, tanto avversata da Adorno.

I Segni accesi sono le lettere di un alfabeto ancestrale disseminati nelle piaghe aperte della natura, edicole erette ai crocevia delle strade principali dell’esistenza. Sono parole di grande consistenza letteraria e simbolica che segnano come crismi i punti chiave dove arrestare la corsa e riconsiderare l’itinerario del percorso tracciato, ma mai completamente definito, della vita.

Annamaria Ferramosca è nata nel 1946 a Tricase (Lecce) e dal 1970 vive a Roma.

Ha pubblicato: Il versante vero (Fermenti, 1999, Premio Opera Prima Aldo Contini Bonacossi, in e-book su LaRecherche.it), Porte di terra dormo (DialogoLibri, 2001), Porte/Doors (Edizioni del Leone, 2002, prefazione di Paolo Ruffilli, Premio Internazionale Forum-Den Haag), Curve di livello (Marsilio 2006, Premio Astrolabio, in e-book su LaRecherche.it), Paso Doble – Dual poems (coautrice Anamaria Crowe Serrano, Empiria, 2006, traduzione di Riccardo Duranti), La Poesia Anima Mundi (monografia a cura di Gianmario Lucini, con la silloge Canti della prossimità, Puntoacapo, 2011), Other Signs, Other Circles-A Selection of Poems 1990-2009 (traduzione e introduzione di Anamaría Crowe Serrano, Series Contemporary Italian Poets in Translation, Chelsea Editions, 2009, Premio Città di Cattolica), Ciclica (La Vita Felice, 2014, introduzione di Manuel Cohen), Trittici – Il segno e la parola (Dot.comPress, 2016), Andare per salti (Arcipelago Itaca, 2017, introduzione di Caterina Davinio, Premio Arcipelago Itaca).

Fa parte della redazione del portale poesia2punto0, dove dal 2011 cura la rubrica di poesia internazionale Poesia Condivisa di cui è ideatrice. Ha curato la versione poetica italiana dell’antologia di percorso del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D–Poesie 2003-2013, CFR, 2015). È presente in varie antologie e su riviste italiane e straniere. È voce inclusa nell’Archivio della voce dei Poeti, Multimedia, Firenze.

Antonella Rizzo

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