Eva Cantarella. La formazione morale ed etica dell’individuo nella polis

Il leggio con gli appunti per la lezione.

Eva Cantarella inaugura il nuovo ciclo di lezioni di storia tenute al Teatro Petruzzelli di Bari ed organizzate dall’editore Laterza dal titolo “Il Viaggio”.

Ritorna e si rinnova il successo dello scorso anno per l’iniziativa ideata dalla casa editrice pugliese con il primo appuntamento: “Ulisse e i suoi compagni”.

Eva Cantarella è apparsa nel proscenio fiera e autorevole nella sua figura quando ha istruito per un’ora il pubblico. Il politeama gremito, ha accolto la classicista per il primo degli incontri con la storia. Numerosi sono i saggi dedicati dalla studiosa al diritto e agli aspetti della società greca e romana, tradotti in molti Paesi. Difatti la fama come maggiore esperta italiana delle istituzioni del mondo classico l’ha portata ad insegnare negli atenei di Pavia, Parma, Camerino e alla statale di Milano. Inoltre in America è stata “visiting professor” presso l’Università del Texas e di New York.

La celebrazione della cultura da parte dei baresi con il “tutto esaurito” per ogni data.

Ormai sono consuete e lunghe le code per occupare il posto dalla visuale migliore. Finalmente gli spettatori hanno potuto godere di un accurato excursus storico circa l’evoluzione della società dell’antica Grecia. Riflettere pertanto su quanto e come abbia influito sui rapporti umani prima la cultura orale e in seguito quella scritta.

L’Odissea è il perno attorno al quale la storica ha delineato la trama dell’intreccio storico ed epico della lezione.

Con la proiezione su un pannello dell’itinerario seguito da Ulisse per il ritorno ad Itaca, la Cantarella sottolinea come molteplici siano i valori desumibili dal poema omerico oltre all’immediato tema del viaggio. Un’opera su cui per secoli i massimi esperti della cultura occidentale, quali il nostro Giambattista Vico, si sono interrogati circa le origini storiche e letterarie.

Come riporta l’erudita, si è creata una vera “questione omerica” a partire dal 1600. Omero è realmente esistito? Il poema è frutto del genio di un solo autore?

La storica introduce il problema citando le poche fonti storiche interpretabili. Lo stesso poema come molti classici del mondo greco, circolava sin dalle origini con lunghezze e contenuti di varia natura. La studiosa ricorda che le prime testimonianze scritte nel mondo occidentale risalgono tra l’VIII e il XII sec. a.c. Dunque è a Pilo (in Grecia) ed a Cnosso (sull’isola di Creta) che sono state ritrovate le tavolette d’argilla vergate nella scrittura cosiddetta “lineare B”. Le tavolette sono sopravvissute perché cotte dal tremendo calore degli incendi dei palazzi micenei: un evento storico drammatico infatti sancisce la fine della civiltà minoica cretese nella fase “Post Palaziale

Eva Cantarella tesse le lodi del geniale amatore autodidatta Michael Ventris. Tra il 1952 e il 1953 studiando le tavolette assieme all’archeologo Arthur Evans, è il primo ad intuire che si tratta di greco arcaico e a decifrare, di conseguenza la “lineare b” .

Le tavolette non riportano testi letterari ma elenchi di oggetti e informazioni socio economiche. Pertanto per quanto significative per tracciare il profilo storico della cultura mediterranea, sono inutili per l’indagine di tipo letterario. Non c’è da stupirsi: i Greci difatti hanno sempre prediletto per la comunicazione letteraria la forma orale.

La Cantarella parla della tradizione orale come il primo mezzo di comunicazione di massa. La trasmissione in Grecia avviene in strada ad opera dei cantori aedi e dei cantori rapsodi.

Con l’invenzione della scrittura si costituiscono le basi su cui costruire la nascente società micenea greca. Dalla tradizione orale vengono desunti insegnamenti, valori ma soprattutto la storia della Grecia antica. La classicista pone l’accento sull’importanza del valore didattico dello scritto letterario. Nasce l’etica: si parla per la prima volta nella cultura occidentale del concetto di dualità fra bene e male.

Pertanto attraverso la lettura dell’opera omerica l’individuo accede alla paideia: l’educazione morale, culturale e civile.

La saggezza e l’esperienza portano l’essere umano alla consapevolezza e alla realizzazione di sé. Difatti è quella che Eva Cantarella definisce “autonomia morale” a formare l’uomo greco e l’uomo omerico Ulisse. Dunque nei personaggi, siano questi virtuosi o meno, gli uomini possono identificarsi e assurgere a modello i comportamenti esibiti nei diversi episodi. Un esempio possono essere: Il coraggio dell’eroe (Ulisse), la fedeltà della donna (Penelope).

Eva Cantarella bari
L’itinerario seguito da Ulisse per tornare a Itaca.

Eva Cantarella afferma che con la trasmissione letteraria scritta di quelle che chiama “virtù competitive” nasce la polis.

È sulla cultura come solida radice che fiorisce la civiltà mediterranea. Le virtù dell’uomo omerico sono: il timè (l’onore), la vendetta, la giustizia e l’autocontrollo. Nella cultura greca l’onore e il diritto sono strettamente collegati. Il timè e la vendetta: Per i greci proteggere e mantenere intatto l’onore proprio e della famiglia è fondamentale per motivare il ruolo sociale nella comunità. È per questo che come riporta la Cantarella, nel mondo greco assume grande significato il valore dell’atto offensivo in particolare nella vendetta. L’Odissea ma soprattutto l’Iliade è permeata da questo moto dell’animo: la storica cita come esempio l’immane violenza della vendetta di Achille per la morte di Patroclo. Inizialmente nel mondo greco la vendetta non è classificabile come comportamento lecito o illecito ma come dovere sociale.

Ulisse anticipa il legislatore.

La giustizia: Eva Cantarella allora riprende dei passi del libro ventiduesimo, quando Odisseo ormai giunto ad Itaca vuole punire i Proci per l’offesa ricevuta e le sue ancelle, per averlo tradito con questi. Ulisse giudica con due criteri diversi le due parti: I proci sono condannati ad una strage senza pietà a causa dell’offesa ricevuta, per le ancelle invece tiene conto dell’ “atto soggettivo del reato”, mitigando la pena. L’eroe distingue l’atto volontario di ledere nei Proci da quello involontario nelle ancelle: queste difatti vengono spinte ad agire secondo una gravosa costrizione morale e fisica. Per i Proci invece vi è un obiettivo cioè una causa: infierire sull’onore di Ulisse. Le ancelle al contrario agiscono per sopravvivere cioè per necessità.

L’Odissea traccia un’altra grande innovazione culturale e sociale: dalla distinzione tra la volontà e il necessario nasce il principio della responsabilità.

Gli uomini greci dal poema omerico imparano così che si risponde del reato solo se si è consapevoli della propria coscienza morale e quindi per le proprie azioni. Interiorizzato il contenuto letterario, questo viene trasformato in un comportamento sociale attuato dapprima in famiglia ed esteso in seguito nella società.

Non è dunque un caso che la capacità visionaria dell’eroe omerico anticipi la legge del 621 a.c. emessa dal giurista Dracone: il decreto proibisce la vendetta. Nasce il concetto di crimine.

Come spiega Eva Cantarella il legislatore delinea dal punto di vista sociale quello che prima si risolveva come una faccenda di carattere privato. Solo l’autorità può infliggere una pena per il reato commesso. Nasce così la regola del diritto. Se il reato è volontario va punito con la morte del reo; Se è involontario con l’esilio. La storica si sofferma sul peso del riconoscimento da parte della comunità per le leggi emesse dallo Stato. Secondo la studiosa gli uomini ora hanno finalmente l’occasione di preservare così il “valore collaborativo” : quello che evita continui scontri.

L’autocontrollo: viene citato un passo del libro ventesimo. Ulisse qui è alle prese con la sua straripante voglia di riscatto nei confronti dei Proci. Mentre è a letto avviene il notevole scontro interiore per l’eroe:

“Egli stesso il suo cor, Soffri, gli disse,
Tu, che assai peggior male allor soffristi,
Ei così i moti reprimea del core,
Che ne’ recinti suoi cheto si stette.”

Ulisse mostra il più dignitoso dei valori dell’uomo greco, trattenendo i propri istinti. L’eroe in un dialogo ideale intima con furore al proprio cuore di sopportare il peso dei sentimenti.

L’eroe omerico è una potente novità nella millenaria tradizione greca.

Ulisse comincia a percepire se stesso come un soggetto libero e capace di autodeterminarsi. Non ci sono più solo le forze sovrannaturali degli dei, ma la lotta ingegnosa porta l’eroe ad essere l’artefice consapevole del suo destino.

Nella cultura ha origine la collettività. È importante il messaggio che regala Eva Cantarella con questa lezione: il sapere è simbolo d’integrazione non può e non deve mai essere occasione di esclusione.

Marilù Piscopello

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