Martin Eden: quando la cultura diventa anche politica!

Martin Eden

«[…] E quindi quando una società di schiavi comincia ad organizzarsi, senza tenere conto degli individui che la compongono, allora comincia il suo decadimento e gli individui più forti diventeranno i loro nuovi padroni, solo che questa volta lo faranno segretamente, con astute macchinazioni, con lusinghe, con menzogne, ma peggio di come lo fanno oggi i vostri padroni.»

Martin Eden

Titolo originale: Martin Eden

Regia: Pietro Marcello

Cast principale: Luca Marinelli; Carlo Cecchi; Jessica Cressy

Genere: drammatico/storico

Produzione: Italia, Francia

Anno: 2019

Il trailer

Martin Eden, la trama del film

Il protagonista dell’omonimo film, pur venendo da un contesto proletario, ha dentro sé una fortissima sensibilità letteraria che lo porterà, nonostante i pochi studi scolastici, ad acquisire una forte conoscenza da autodidatta. Importante faro per questa sua “scalata” verso una vita più acculturata e più “borghese” è la figura di Elena, con la quale il giovane marinaio intreccerà una forte e tormentata storia d’amore.

«Porta a casa i soldi, non i libri!»

La cultura per Martin Eden non sarà solo fonte di guadagno economico (nonostante lo scetticismo di chi gli sta intorno), ma gli fornirà inoltre la capacità di staccarsi dagli impulsi ciechi del popolo, che in quegli anni, a Napoli, era immerso nel fanatismo politico del socialismo.

Martin Eden, la recensione del film

Martin Eden è film del tutto particolare, non adatto a chi non è mosso da uno spiccato interesse per tematiche come lotte di classe e libertà di pensiero.

Nel suo modo, a tratti grottesco a tratti quasi “eroico”, il protagonista si rivela un personaggio positivo, dotato di forte carisma e una chiara idea degli obiettivi che vuole raggiungere.

Martin sembra essere “titanico” nel suo modo ergersi contro tutti e tutte: contro la classe borghese, che lo vede come un semplice proletario; contro i suoi parenti, che non hanno grandi aspettative circa la sua carriera letteraria; contro, a volte, la stessa Elena.

Forte è il tema dell’individualismo, della libertà di pensiero e del non volersi indentificare in comunità o schemi precisi. Un individualismo che permette al protagonista di staccarsi dalla mentalità del proletariato e dalle manifestazioni del socialismo che ne vuole difendere i diritti.

Secondo il protagonista, però, questi non stanno lottando per eliminare lo stato, ma per avere nuovi padroni. Un messaggio che, per certi versi, non è molto distante dalla Fattoria degli Animali di Orwell.

Discorso contro il falso liberalismo borghese

Martin Eden, però, non si vuole identificare e conformare completamente nemmeno agli ideali e alla visione dei borghesi del suo tempo: in una delle scene finali, infatti, critica aspramente le loro leggi che limitano il libero mercato.

Un personaggio deciso… forse anche troppo!

Luca Martinelli svolge il ruolo di protagonista, nei panni del personaggio Martin Eden. Importante è evidenziare la sua determinazione e la sua enorme energia nel voler fare un salto di qualità, avere la stessa istruzione dei borghesi.

Il personaggio è caratterizzato da un incessante dinamismo, quest’ansia e fretta nel voler cambiare radicalmente vita, di affermarsi come individuo, possibilmente distaccandosi sempre più dal suo mondo di origine: il proletariato.

Una critica che si potrebbe muovere al personaggio principale è, purtroppo, la mancanza di profondità; noi vediamo un essere umano che fa di tutto per raggiungere il suo obiettivo, ma non ne vediamo l’umanità.

L’amore tra Martin ed Elena

Inoltre, pure l’amore con Elena (altro personaggio poco approfondito psicologicamente) si presenta soprattutto nella sua difficoltà di realizzarsi, data la differenza sociale tra i due, ma non viene dato abbastanza spazio al lato umano dei personaggi, che sembrano avere atteggiamenti al limite dell’infantilismo.

Indicativa è infatti la scena in cui Martin porta Elena a vedere il suo mondo, il mondo della povertà e della “cruda verità” che lui vorrebbe rappresentare nelle sue opere, quando Elena gli consiglia di rappresentare invece scenari più confortanti e più conformista per il gusto dei ceti colti, che si troverebbero a disagio a leggere una poesia così diretta sulla miserabile condizione della povera gente.

Tra i due quindi non c’è dialogo: Elena, da una parte, vive come in una prigione, che è la sua condizione sociale, le aspettative della sua famiglia, la compostezza, che si richiedono ad una donna dell’epoca e della sua classe; dall’altra Eden, personaggio che sembra quasi sfociare nell’anarchia intellettuale, dotato di una sensibilità artistica che non accetta compromessi.

Quando e se vedere il film

La visione è consigliabile ad un pubblico già in grado di “masticare” termini politici di una certa complessità; non si tratta di un film adatto a tutti. La sua mancanza di sentimentalismo può risultare di ostacolo per chi si aspettasse magari un lungometraggio dai toni più leggeri.

Non è presente eccessiva violenza, anche se è percepibile la continua tensione e ansia del protagonista di raggiungere uno stato di emancipazione culturale.

Data la sua “pesantezza”, sia per le dinamiche rappresentate, che per i toni di queste, sarebbe meglio vedere il film durante il giorno, in modo tale da avere poi sufficiente tempo per riflettere ed elaborare quanto appena visto.

Lorenzo Cardano

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